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a cura di

Francesco Napoli

Presidente Arcigay Salerno

 

Arcilesbica: vince mozione escludente e differenzale.

 

Arcigay Salerno: dialogo aperto ma no a logiche escludenti e differenziali della mozione Gramolini. 

 

“Arcigay sia promotrice, dentro e fuori la propria organizzazione, nella comunità lgbti+ e nel Paese di una nuova cultura dei femminismi, di una relazione intersezionale tra le persone”

 

Al congresso #arcilesbica vince la mozione radicale, escludere e differenziale. La posizione Gramolini-Terragni si presentava già vincente, ma si auspicava anche che il dibattito interno avrebbe potuto ricucire le drammatiche rotture di questi mesi. Dispiace questo viraggio, pericoloso ed ancora poco chiaro nei suoi obiettivi, ma tutto questo è anche una sfida che si apre.
Se il congresso di #arcilerbica è stato celebrato senza alcun confronto con le altre componenti della comunità lgbti+, a porte chiuse, in un alone di presunto mistero, cosa che credo di non aver mai visto, almeno a mia memoria, #arcigay e la comunità lgbti+, credo, deve lasciare aperte porte e dialogo, fermo restante il rispetto di valori e principi invalicabili ma considerando che ci si confronta con chi la pensa diversamente da noi, ergo sarà un percorso tortuoso. Non ci sono e non ci possono essere limiti di sorta o compromessi su GPA,, PMA, adozione e affido, seppur con l’esigenza di un dibattito che chiarisca e definisca i termini delle nostre richieste, che potrebbero non essere al momento uguali per tutte e tutti. Con le politiche alle.porte e con una incertezza forte su chi alla fine potrà costruire un governo per il paese, con il forte rischio di un ritorno delle destre, la comunità lgbti+ dovrà riuscire a serrare le fila, trovare (ritrovare?) una unità indispensabile nei prossimi mesi e nei prossimi anni. E, infine, #arcigay ha oggi, forse, il compito di essere la casa di tutte quelle ragazze, donne e tutte le declinazioni possibili del femminile, che si sentono deluse e sole, vulnerabili e la cui opinione, i cui affetti, non sembrano essere più nell’agenda della comunità. Da oggi, forse, il percorso del femminismo nel nostro paese si impoverisce, regredisce e si arrocca, chissà perché, su posizioni superate e talvolta indifendibili. Resta però tutto uno spazio di elaborazione politica, dentro e fuori Arcilesbica, di esperienze intersezionali, transnazionali e meticce dei femminismi e dei femminili che fanno ben sperare e che dobbiamo incontrare, riconoscere, comprendere ed imparare. In un paese sostanzialmente omofobo, machista e patriarcale, servono più maschili, e servono più femminili.

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