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“Uno Sguardo ai Diritti Civili” di Miguel Coraggio – Responsabile Sportello Legale Arcigay “Marcella Di Folco”.

Rubrica pubblicata settimanalmente sul quotidiano “Cronache del Salernitano”.

Rubrica del 07-11-2013 –  Articolo 122 del codice civile

Bello, gentile, elegante e molto ambito. Il motivo dell’impedito del “bell’Antonio” del romanzo di Brancati a consumare il proprio matrimonio con l’avvenente moglie non ci è stato raccontato. Sappiamo, però, che il suo matrimonio è stato annullato, con un inganno del notaio complice. Azzardiamo… e se Antonio fosse semplicemente stato gay? L’art. 122 del codice civile, al secondo comma, precisa che il matrimonio può essere impugnato dal coniuge il cui consenso è stato dato per effetto di errore sull’identità della persona o di errore essenziale su qualità personali dell’altro coniuge.

La Riforma del diritto di famiglia del 1975 ha ampliato i vizi del consenso rispetto all’originario testo del Codice che limitava il vizio di errore alla sola identità fisica del coniuge. Il 13 Febbraio 2013, il Tribunale di Milano ha stabilito, con una sentenza, che “il matrimonio civile, in cui un coniuge abbia taciuto all’altro la propria omosessualità e che abbia cagionato l’assenza di rapporti sessuali, può essere annullato per causa di errore; l’omosessualità di un coniuge non è qualificabile tuttavia come errore su una malattia, anomalia, o deviazione sessuale, bensì come errore sulla identità complessiva del coniuge”. Il merito della pronuncia è stato sicuramente nel ricordare, in applicazione della storica decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 17 maggio 1990, che l’ omosessualità non è una malattia, bensì una variabile normale del comportamento sessuale umano.

La sentenza, tuttavia, sembra incoerente con il dettato normativo in quanto, lo stesso art. 122. comma III del codice civile, prescrive le ipotesi tassative di errore invalidante e pretende che l’errore sia stato determinante. Tra le ipotesi descritte vi è, al numero 1, l’esistenza di una malattia fisica o psichica o un’anomalia o deviazione sessuale, tali da impedire lo svolgimento della vita coniugale. L’ omosessualità è tutt’altro, eppure, nel caso di specie è stata ritenuta un errore afferente l’ identità personale del coniuge. Il timore è che tale sentenza possa dare adito ad azioni simili fondate su qualsiasi elemento della personalità seppure non rientranti nelle categorie di errori essenziali rilevanti per la legge.

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