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“Uno Sguardo ai Diritti Civili” di Miguel Coraggio – Responsabile Sportello Legale Arcigay “Marcella Di Folco”.

Rubrica pubblicata settimanalmente sul quotidiano “Cronache del Salernitano”.

Rubrica del 16-10-2013 – Aspiranti lavoratori omosessuali

Con la sentenza C-81/82 del 25 aprile 2013, la Corte di Giustizia Europea ha riconosciuto la “discriminazione potenziale” ribadendo il principio per cui non risulta necessaria la presenza di una vittima identificabile al fine di denunciare una politica discriminatoria che precluda l’accesso al lavoro da parte di una minoranza accomunata da uno dei fattori protetti dalla direttiva anti-discriminazione 200/78 dettata per il contrasto alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale in materia di occupazione e condizioni di lavoro.

Fino ad oggi tale direttiva era stata applicata soltanto due volte (C 267/06; C 147/08) e limitatamente alle disparità di trattamento che avevano ricevuto due lavoratori uniti in civil partnership con persone dello stesso sesso rispetto ai lavoratori eterosessuali coniugati. La Corte stavolta si è invece pronunciata in merito all’applicazione della direttiva in relazione al particolare aspetto delle discriminazioni che una persona ritenuta omosessuale può subire nell’accesso del mondo del lavoro in seguito a dichiarazioni omofobe da parte di colui che viene percepito come tale dal datore del lavoro.

Il caso in oggetto riguarda una denuncia presentata da un calciatore professionista non assunto, per via della sua omosessualità, nella squadra calcistica SC Fotbal Club Steaua Bucuresti SA. Il Sig. Becali, presidente della squadra, avallato dal resto dell’organico della società, aveva dichiarato: “Neppure se dovesse chiudere la FC Steaua, prenderei in squadra un omosessuale” e confermava “Non c’è posto per un gay nella mia famiglia e la Steaua è la mia famiglia” ritenendo che la presenza di un omosessuale avrebbe creato tensioni sia in squadra che tra gli spettatori. La CGUE, chiarendo qualsiasi dubbio interpretativo, ha ritenuto che la direttiva 2000/78 può trovare applicazione in una situazione simile anche se l’ingaggio non rappresenta tipicamente una pubblicazione di un bando per la copertura di un lavoro a cui segue una selezione che può portare a preferire in modo non giustificato aspiranti lavoratori eterosessuali sui candidati omosessuali.

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