Home > Arcigay Salerno > COMUNICATO STAMPA del 22/11/2017 – ARCIGAY SALERNO – SUPPORTO E ACCOMPAGNAMENTO ALLE PERSONE TRANS*

SUPPORTO E ACCOMPAGNAMENTO ALLE PERSONE TRANS*: ARCIGAY SALERNO RILANCIA ESIGENZA DI CHIAREZZA E TRASPARENZA. SODDISFAZIONE DEL COMITATO PER L’INTERVENTO DI RCS SVOLTO ALLA CLINICA TORTORELLA (SA).

 

“Riteniamo che sia indispensabile ribadire l’urgenza della massima chiarezza e trasparenza possibile per quanto riguarda la diffusione di messaggi e informazioni in merito al percorso di Riattribuzione Chirurgica del Sesso e per quanto riguarda i percorsi di accompagnamento psicologico e legale. Esprimiamo soddisfazione ma anche ci riserviamo di capire meglio cosa sta accadendo per quanto riguarda gli interventi chirurgici al fine di tutelare la comunità trans* ed in particolare ragazze e ragazzi che intendano intraprendere questo percorso”. Così Francesco Napoli, Presidente di Arcigay Salerno.

 

Salerno 22 novembre 2017 – A seguito di numerose segnalazioni pervenute circa il diffondersi di informazioni ed interpretazioni spesso incomplete o contraddittorie sul percorso di Riattribuzione Chirurgica del Sesso (RCS) presso i servizi territoriali e del SSN, il Comitato Territoriale Arcigay “Marcella Di Folco” tiene a sottolineare l’esigenza della massima chiarezza e trasparenza su questa materia, come l’urgenza di tenere sempre nella più alta considerazione il rispetto per l’autodeterminazione, i diritti e la dignità delle persone trans*. Talvolta, infatti, la ricerca di una visibilità personale effimera, può aggiungere confusione e sofferenza nel percorso di ragazze e ragazzi già provati dal vivere la propria condizione di genere in contesti e culture marginalizzanti e discriminatori. Con riferimento all’intervento chirurgico effettuato presso la Clinica Tortorella (Salerno) nei giorni scorsi, mentre esprimiamo soddisfazione per la possibilità di accedere anche solo in parte al percorso medico-chirurgico, psicologico e legale nel nostro territorio, ci riserviamo di assumere ulteriori informazioni circa prassi e qualità di questi percorsi presso i servizi, pubblici, privati o convenzionati del territorio provinciale al fine di garantire il benessere e la qualità della vita delle persone trans*. Ricordiamo inoltre che presso la sede legale del Comitato Territoriale Arcigay “Marcella Di Folco” Salerno è operativo già da due anni lo SportelloTrans, frutto di una progettazione nazionale che ha visto il sostegno di UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e che ha previsto la realizzazione di tre sportelli territoriali (Verona, Salerno, Reggio Calabria). L’accesso al servizio e al percorso è e resta assolutamente gratuito in ogni sua parte (supporto psicologico, supporto legale, gruppi di AMA, orientamento ai servizi). L’invito, a quante e quanti intendano intraprendere questo percorso, è di rivolgersi a servizi e personale qualificato, accedere ad informazioni chiare e corrette prima di procedere, di segnalare ogni eventuale abuso o difformità.

 

Il Presidente

Francesco Napoli

 

 

 

NOTE TECNICHE SUL PERCORSO DI RCS

A cura di Ottavia Voza, Delegata Politiche Trans*,

Comitato Territoriale Arcigay “Marcella Di Folco” Salerno

 

È stato effettuato il 20 novembre in una clinica di Salerno un intervento di istero-anessectomia a carico di un paziente FtM (Female to Male), ovvero di una persona che ha deciso di intraprendere il percorso di cambio di genere da femmina a maschio, regolato in Italia dalla legge 164 del 1982, avendo ottenuto dal giudice il consenso alla rettificazione dei caratteri sessuali. Si tratta in sostanza di un intervento di sterilizzazione, consistente nell’asportazione di utero e ovaie, propedeutico a quello che alcune persone trans FtM possono decidere o meno di fare a completamento del percorso chirurgico di rettificazione chirurgica del sesso, vale a dire l’intervento, molto più complesso, di falloplastica, ovvero la ricostruzione di un fallo. Assieme all’intervento di mastectomia (rimozione del seno), l’istero-anessectomia costituisce l’insieme delle operazioni più frequentemente prescelte dalle persone trans FtM per il raggiungimento del proprio benessere psico-fisico. Bisogna innanzitutto precisare che grazie ad un ampliamento dell’interpretazione della norma con due sentenze di Cassazione e di Corte Costituzionale del luglio e novembre 2015, la giurisprudenza italiana ha iniziato ad allinearsi alle normativa più avanzata ed alle raccomandazione della CEDU, la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che espressamente vietano l’obbligatorietà degli interventi di sterilizzazione ai fini dell’ottenimento, con sentenza del giudice, della riattribuzione anagrafica. Per questa ragione sempre più persone trans, sia FtM che MtF (Male to Female, persone che hanno deciso di intraprendere il percorso di cambio di genere da maschio a femmina) stanno scegliendo di non sottoporsi a tutti gli interventi tradizionalmente effettuati per la rettificazione dei caratteri sessuali. In sostanza il sesso non si cambia in sala operatoria, viene sempre di più riconosciuto il diritto alla libertà di autodeterminazione della persona sia pure all’interno di un percorso assistito soprattutto sul piano psicologico, ed è la sentenza di riattribuzione anagrafica il passo risolutivo. In questa ottica è certamente positiva la possibilità di effettuare all’interno del Servizio Sanitario Nazionale o in regime di convenzione questi interventi cosiddetti secondari (compresa la mastopessi, cioè la ricostruzione del seno per le persone trans MtF, o interventi di epilazione definitiva con tecniche laser avanzate) anche in piccoli centri distribuiti sul territorio nazionale, e dunque anche nella nostra provincia. E fondamentale risulta, a questo proposito, la gratuità di tali interventi, perché quasi sempre le persone trans si trovano nella totale impossibilità di affrontarne i costi in strutture private. Diverso il discorso per quel che concerne invece gli interventi più complessi di vaginoplastica (per le persone trans MtF) e falloplastica (per le persone trans FtM). Da anni la comunità scientifica e le maggiori associazioni di persone trans si interrogano infatti sulla necessità di rivedere l’organizzazione dei centri che offrono tali prestazioni chirurgiche di altissima specializzazione, come avviene oramai in tutti i paesi europei, poiché la proliferazione dei servizi chirurgici di rcs (riattribuzione chirurgica del sesso) ha di fatto prodotto pessimi risultati, spesso con conseguenze nefaste sulla salute delle persone che vi si sottopongono. L’obiettivo è quello di creare sull’intero territorio nazionale pochissimi centri, uno per macro area geografica (nord, centro e sud) su cui concentrare tutti gli sforzi in termini scientifici e finanziari.

 

 

NOTE LEGALI SUL PERCORSO DI RCS

A cura di Avv. Miguel Coraggio, Delegato Settore Giuridico e Legale,

Comitato Territoriale Arcigay “Marcella Di Folco” Salerno

 

Il Mutamento del sesso e la rettificazione del genere e dei dati anagrafici sono disciplinati dalla Legge n. 164/1982, successivamente modificata con il D.lgs. 150/2011. In virtù del dettato normativo, la riassegnazione chirurgica del sesso e la riattribuzione anagrafica devono essere autorizzati con una sentenza giudiziale emessa dal Tribunale del luogo di residenza del richiedente. La richiesta, mediante azione giudiziale, può essere avanzata sia da persona MtF che da persona FtM affetta da disforia di genere documentabile con apposite relazioni mediche possibilmente redatte da strutture sanitarie pubbliche al fine di evitare che, in corso di causa, venga nominato un CTU per le dovute verifiche. La domanda giudiziale deve essere notificata al Pubblico Ministero presso il Tribunale del luogo in cui la causa verrà incardinata ed a coniuge e figli, qualora esistenti, del richiedente. Successivamente ad una recente prassi interpretativa  maggiormente estensiva della L. 164/1982, la riattribuzione anagrafica non viene più subordinata all’avvenuto intervento di riassegnazione chirurgica bensì concessa qualora la persona dimostri di aver ormai raggiunto un  equilibrio psico-fisico con la propria identità di genere. Ad oggi, pertanto, le richieste di autorizzazione alla RCS ed  alla rettificazione dei documenti, possono essere presentate cumulativamente o separatamente. Il richiedente che decide di intraprendere il percorso giudiziale appena descritto, potrà beneficiare dell’ammissione al  gratuito patrocinio, purchè abbia un reddito personale annuale inferiore ad € 11.369,24, non rilevando il reddito degli eventuali familiari conviventi in quanto si tratta di materia attinente ai diritti della personalità. In caso di ammissione al gratuito patrocinio, sostanzialmente la causa è totalmente gratuita in quanto detto beneficio esenta il richiedente dal pagamento di qualsiasi spesa di giustizia, ivi compresi quindi costi di cancelleria, registrazioni, bolli o altri oneri connessi.

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