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“Uno Sguardo ai Diritti Civili” di Miguel Coraggio – Responsabile Sportello Legale Arcigay “Marcella Di Folco”.

Rubrica pubblicata settimanalmente sul quotidiano “Cronache del Salernitano”.

Rubrica del 31/10/2013 – Genitore sociale

Lo Human Fertilization and Embryology Act è un atto del Parlamento del Regno Unito del 2008 che rivoluziona la disciplina della fecondazione assistita e della crioconservazione. Al paragrafo 42 prevede che, se al momento in cui avviene l’inseminazione artificiale per mezzo di una clinica registrata, la donna è unita in una civil partnership, la sua compagna è considerata genitore del bambino, salvo i casi in cui quest’ultima si sia dichiaratamente opposta alla fecondazione. Il donatore non può essere legalmente riconosciuto come padre del bambino quando la coppia che ha utilizzato il seme donato, indipendentemente da che si tratti di coppia omosessuale o eterosessuale, è unita in matrimonio o ha contratto una civil partnership.

Sulla base di queste premesse, la England and Wales High Court, con la pronuncia del 31 gennaio 2013 ha tuttavia riconosciuto a due uomini gay, donatori di sperma a due coppie lesbiche, il diritto di far parte della vita dei loro figli biologici riconoscendogli lo status di “genitore sociale” (supportive parent) in virtù del ruolo affettivo che i donatori desideravano svolgere nella vita dei bambini. I ricorrenti non chiedevano di essere qualificati genitori ma semplicemente che venissero garantiti precisi diritti di visita e di partecipazione all’educazione dei minori. Nonostante lo Human Fertilization Act non preveda alcun diritto per il padre biologico, nel caso di specie il giudice ha valutato che erano state le stesse madri a scegliere un donatore non anonimo, una persona stimata che avesse un rapporto con i bambini.

La Corte ha ritenuto che la potenziale rilevanza della paternità biologica non può essere eliminata dall’esclusione dello status di genitore legittimo. Accanto ai genitori legittimi può, quindi, ben esistere un’altra figura di riferimento, che la Corte definisce “genitore sociale” o “psicologico” con riferimento al ruolo che una determinata persona assume di fatto nella vita di un minore. Ai ricorrenti è stato quindi riconosciuto il diritto di richiedere, con diverso giudizio, un “contract order” consistente in un provvedimento che consenta di far visita ai bambini su base regolare.

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