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“Uno Sguardo ai Diritti Civili” di Miguel Coraggio – Responsabile Sportello Legale Arcigay “Marcella Di Folco”.

Rubrica pubblicata settimanalmente sul quotidiano “Cronache del Salernitano”.

Rubrica del 23-10-2013 – Obiezione Vostro Onore. Respinta

L’obiezione di coscienza è il rifiuto di obbedienza ad una legge o ad un comando ritenuti ingiusti perché in contrasto inconciliabile con la propria coscienza. In Francia, il 23 aprile 2013 è stata approvata, e promulgata il successivo 18 maggio, la legge n. 404/2013 che estende l’istituto del matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Già durante i dibattiti parlamentari che hanno preceduto l’approvazione della legge si era posta la questione dell’obiezione di coscienza da parte dei funzionari dello stato civile. Alcuni deputati dell’opposizione avevano proposto l’inserimento, nel testo legislativo, della possibilità per i funzionari pubblici di rifiutarsi di celebrare il matrimonio. Il successivo 13 giugno 2013, il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare riguardante le conseguenze di un rifiuto illegale di celebrare un matrimonio da parte di un ufficiale dello stato civile. La circolare è stata impugnata di fronte ai giudici amministrativi francesi e, nel corso della procedura, sette sindaci hanno sollevato la relativa questione di legittimità costituzionale. Il Consiglio di Stato, con decisione n. 369834 del 18 settembre 2013, ha rinviato il caso al Consiglio costituzionale.

A sostegno della propria pretesa, i sette sindaci hanno evocato il diritto all’obiezione di coscienza fondato sulla protezione della libertà di opinione garantito dall’art. 10 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nonché dal 50 esimo preambolo della Costituzione francese. Hanno, altresì, lamentato la violazione del principio del pluralismo delle idee e delle opinioni e del principio della libera amministrazione delle collettività territoriali.

Il Consiglio Costituzionale, con decisione del 18 ottobre 2013, ha definitivamente precisato che “non permettendo agli ufficiali dello stato civile di invocare il loro disaccordo, il legislatore ha inteso assicurare l’applicazione della legge relativa al matrimonio e garantire altresì il buon funzionamento e la neutralità del servizio pubblico dello stato civile”. Il Consiglio costituzionale ha dunque integralmente rigettato l’istanza dei ricorrenti ritenendo che né la libertà di coscienza, né alcun diritto o libertà costituzionali garantisce siano stati violati dalle disposizioni in causa.

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